Eretikamente

Nov 01

Allison Kramer

Allison Kramer

Ott 27

#15ott: nuda e illegale contro il capitale! -

Il 15 ottobre a Roma era presente anche uno spezzone di corteo PutaLesboTransFemministaQueer. Il documento con il quale queste femministe, froce, lesbiche, puttane e altre favolosità sono scese in piazza parla di precarietà in maniera sessuata. L’iniziativa è partita da Antagonismogay e Laboratorio Smaschieramenti di Bologna, a cui hanno aderito molteplici realtà italiane fino a formare un cospicuo spezzone fucsia, presente e visibile nelle sue forme e nei suoi contenuti.
Il precario non è sempre maschio, il precario non è neutro, la precarietà colpisce in maniera differente le donne, le trans e gli uomini, le italiane e le migranti, le eterosessuali, le omosessuali e quelle dall’orientamento sessuale polimorfo, le famiglie nucleari e le persone in assetti affettivi meno convenzionali.

La precarietà non è solo del lavoro, ma della vita: non sono solo i contratti temporanei a rendere precarie, stressanti e difficili le nostre vite, ma lo smantellamento del welfare, il costo degli affitti, la mancanza di servizi pubblici e di un reddito minimo garantito a tutte.

Nondimeno, l’insofferenza e la resistenza dello spezzone fucsia si rivolge ad un’altra precarietà, altrettanto diffusa ma più subdola, la precarietà esistenziale determinata da un peggioramento generalizzato delle condizioni di lavoro: inasprimento dei ritmi, richiesta di maggiore efficienza, di lavorare anche nel tempo libero, magari mettendo a profitto le proprie relazioni personali per promuovere l’ultimo evento curato dalla nostra agenzia o l’ultimo prodotto commercializzato dal nostro call center: tutto ciò rende fragile la possibilità di costruirsi una vita soddisfacente perché rende labile lo spazio-tempo a disposizione, laddove spesso diviene ancora più necessario uniformarsi, aggrapparsi alla conformità moralista per non essere ulteriormente discriminate, per sembrare normali almeno nella vita privata visto che nella sfera  lavorativa sempre più siamo condannate ad essere atipiche.

Produzione e riproduzione. Vogliamo lottare per liberarci dalle catene che ci rendono schiave della produzione materiale e immateriale, ma anche dalle catene della riproduzione sociale, cioè da tutti quei meccanismi per cui ognuno e ognuna di noi ogni giorno impercettibilmente collabora a riprodurre la società così com’è, ad esempio comportandosi  “da uomo” o “da donna” e adottando schemi precostituiti nelle proprie relazioni d’affetto. Il nostro documento parlava anche di rabbia, e di desiderio di agire in prima persona e non delegare ad altri la nostra liberazione: “non ci rappresenta nessuno” era uno degli slogan dello spezzone di corteo in cui ci siamo collocate, con il nostro striscione “*** sull’orlo di una CRISI di nervi” (*** sta per donne uomini trans soggettività varie)  e con i nostri cartelli orlati di tulle fucsia in compagnia del coordinamento Time Out di Bologna di cui fa parte il Laboratorio Smaschieramenti, promotore dello spezzone fucsia.

 Un ordine del discorso irrespirabile. A distanza di poco più di una settimana, sembra ormai che basti dire “quanto accaduto il 15 ottobre” o “le violenze del 15 ottobre” come se ci si riferisse a una realtà auto evidente. Che è invece opaca e difficilmente decifrabile. Che ne è stato del famigerato spezzone fucsia in mezzo a tutto questo? E cosa hanno pensato collettivamente le nostre putalesbotransfemministe nei giorni successivi? (continued)

Ott 26

by riotclitshave

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Ott 25

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“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana.” — (Alessandro Pertini)